Quando si arriva ad Artena I primi essere viventi con cui si entra i contatto sono i muli e il loro padrone. Il mulo è l’unico mezzo di trasporto all’interno del meravigliosa centro storico del borgo. Il borgo è poco abitato ed una signora, impegnata a tenere pulito davanti la sua abitazione, di fronte al passante con macchina fotografica, lo dice con un lamento continuo e fra se e se: “qui non abita più nessuno, è stato fino a sotto? ha visto? tutte case chiuse, si sente solo il silenzio o gli zoccoli di muli carichi di ogni cosa.. Io ho abitato sempre qui, sempre dentro il borgo, sempre in questa casa… i giovani se ne vanno e non tornano. Sempre così, inesorabile giorno per giorno, mese per mese, anno per anno…Una volta avevo il marito e adesso non c’è più…” Mi allontano e lei, facendo finta di non accorgersene, continua a parlare e a lamentarsi. E’ evidente che si sente sola, intorno ha solo muri silenziosi e qualche famiglia straniera, sui campanelli si leggono nomi rumeni, principalmente. Avevo visitato Artena d’estate e sembrava più popolosa. In Inverno è effettivamente troppo silenziosa anche se si incontrano persone e non solo anziani. Ma pochissimi in confronto alla grandezza del borgo. Le persone salutano, a dire il vero le persone anziane salutano, i giovani molto meno. Incontro un bar vuoto, qualcuno che parla dentro una casa che in realtà è un negozio, una signora anziana che faticosamente si arrampica su per le scale ripide del paese e parla con un signore anziano. La Chiesa è chiusa. Un gruppo di persone, presumibilmente amministratori del comune, che fanno un sopralluogo per risistemare le strade interne e si pongono il problema del mezzo da usare per portare i materiali e naturalmente si opta per il mulo. Insomma un borgo che a prima vista sembra un paese fantasma ma che invece è abitato anche se non molto. Le scritte presepe lungo le strade fa pensare ad una vitalità festiva attiva e quindi una speranza per il futuro.

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