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Che fare? …. per i borghi

Pereto (AQ)

Dopo l’emergenza coronavirus bisognerà porsi il problema di un nuovo progetto di sviluppo per l’Italia. Un progetto che dovrà mettere al centro la rinascita e la rivitalizzazione dei tanti borghi che sono la spina dorsale del nostro paese. Che fare allora?

“Che fare” è il titolo di due libri che hanno segnato la storia.  Che fare?, il romanzo dello scrittore russo Nikolaj Gavrilovič Černyševskij. “L’opera fu composta fra il dicembre 1862 ed il 1863 nella fortezza di Pietro e Paolo, a San Pietroburgo, dove Černyševskij era tenuto prigioniero. A carico di Černyševskij non era stata formulata nessuna accusa formale, ma si era certamente attirato le attenzioni della polizia zarista per la sua feroce critica alla politica di Alessandro II” (Wikipedia). Il Che fare di Lenin “Fu scritto fra l’autunno del 1901 ed il febbraio 1902, e pubblicato per la prima volta a Stoccarda nel marzo dello stesso anno. Lenin vi delinea in modo sistematico la sua teoria dell’organizzazione e la strategia del partito rivoluzionario del proletariato. Lenin propone la formazione di un partito rivoluzionario composto dall’avanguardia della classe operaia, in cui partecipano rivoluzionari di professione. Lenin riteneva che la classe operaia, spontaneamente, sarebbe arrivata solo ad una coscienza tradunionista, e che solo un partito rivoluzionario avrebbe potuto dirigere una rivoluzione socialista “scientifica”: secondo Lenin la coscienza di classe può essere portata solo “dall’esterno”. (Wikipedia)

Oggi dobbiamo porci la stessa domanda Che fare? Per ripartire e per salvare l’Italia. Lo dobbiamo fare con la forza e la determinazione dei precedenti storici.

Abbiamo detto più volte che il sistema di sviluppo che abbiamo vissuto fino ad ora è saltato definitivamente ed oggi viviamo gli effetti deleteri della sua crisi. La città assorbente di persone provenienti da ogni dove, per un lavoro sicuro e costante e per i servizi all’avanguardia, sta scoppiando e la qualità della vita dei residenti scivola a livelli molto bassi. Il progetto di sviluppo, nato negli anni sessanta, è saltato ed oggi bisognerà ripensare il presente per costruire il futuro.

Avremo un futuro solo se riprenderemo, subito, in mano la nostra storia.  Una storia fatta di borghi, piccoli comuni, territori agricoli, semi abbandonati negli anni del boom economico. Abbiamo un patrimonio abitativo, storico, culturale, economico semi abbandonato di grande valore e ben distribuito in tutto il territorio italiano. Abbiamo borghi in pianura, in montagna, al mare, sui laghi, ecc. che resistono alla minaccia dello spopolamento e della chiusura. Luoghi con risorse agricole ed identitarie importanti.

È un delitto, da parte di uno Stato democratico, lasciare deperire una risorsa che rappresenta la nostra storia, la nostra identità ed autenticità. Una struttura che oggi può venirci in soccorso. Non dobbiamo partire da zero. Abbiamo associazioni importanti che da anni lavorano per realizzare progetti per la salvaguardia e lo sviluppo dei Borghi: Ass. Borghi autentici d’Italia, Ass. Borghi più belli, città del vino, dell’olio, del pane, della lenticchia, dei paesi dipinti, della ciliegia, ecc. touring club, città bandiera arancione e tante altre. Basterebbe mettere in piedi un’officina produttiva con queste associazioni, ministero dello sviluppo economico, turismo e cultura, anci, ecc. per progettare riqualificazione urbana, risparmio energetico, servizi di qualità nei trasporti, sanità, scuola, tele lavoro, ecc.  e incentivare ritorni e trasferimento di giovani coppie nei Borghi e creare così le condizioni per un salutare e progressivo alleggerimento abitativo delle città.

Ci vorranno tanti soldi? Sicuramente si ma intanto potremmo risparmiare i soldi che spendiamo giornalmente per inquinamento, salute, trasporti e gestione dei servizi in città. Servirebbero 40/50 miliardi per dare una nuova prospettiva al nostro paese, ai nostri figli e nipoti. Basterebbero anche solo la metà facendo un progetto al 50% e cioè lavorare su 4000 Borghi pilota per partire.

Molti Borghi potrebbero aggregarsi, senza dover perdere necessariamente la propria municipalità, e realizzare servizi di comparto creando economie di scala con relativo risparmio sugli investimenti. Alcuni Borghi potrebbero diventare destinazioni turistiche, altri presidi di eccellenza per agricoltura e prodotti tipici, altri luoghi di eccellenza informatica o culturale. Si potrebbero creare cooperative di comunità per la gestione dei servizi comunali creando così non pochi posti di lavoro e via elencando progetti che sono già attivi in alcuni luoghi. Bisognerà rivedere la globalizzazione e stabilire elementi di protezione locale. Bisognerà salvaguardare l’interesse per i cittadini piuttosto che gli interessi finanziari di pochi. Le vecchie categorie di analisi sociale e amministrativo del novecento sono superate. Bisognerà sperimentare nuove strade e la nuova scienza della storia e della politica che mettono al centro l’individuo sociale.

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