Borgo-Blog FORMAZIONE

Il borgo come destinazione è ancora argomento di attualità?

L’arch. Alessandro Boeri in una intervista a La repubblica del 20 aprile ha dichiarato: “Via dalle città, nei vecchi borghi c’è il nostro futuro” e ancora: “Mai come adesso ho visto a Milano tanti balconi verdi, e logge, terrazzi, perché il balcone è uno spazio vitale. Tutti hanno capito che il verde è un tema importante. Ma in Inghilterra già si prevede una grande spinta verso l’abbandono delle zone più densamente abitate. Succederà anche in Italia, chi ha una seconda casa ci si trasferirà – abbiamo ormai capito le potenzialità del lavoro a distanza – o ci passerà periodi più lunghi. Ma questo processo andrà governato. Servirebbe quindi una campagna per facilitare la dispersione, e anche una ritrazione dall’urbano, per lasciare spazio ad altre specie viventi. Poi, l’Italia è piena di borghi abbandonati, da salvare. Abbiamo un’occasione unica per farlo” per continuare: “Io penso a un grande progetto nazionale: ci sono 5800 centri sotto i 5 mila abitanti, e 2300 sono in stato di abbandono. Se le 14 aree metropolitane adottassero questi centri, con vantaggi fiscali e incentivi… E già ci sono luoghi meravigliosi dove ti danno la casa in un centro storico a un euro, in Liguria, e lungo la dorsale appenninica”.
Finalmente si comincia a ragionare sul grande patrimonio italiano che sono i tantissimi borghi. Sono 15 anni che come dirigente dell’Associazione Borghi Autentici d’Italia mi occupo di questo e sono 15 anni che mi trovo porte chiuse o semichiuse. Ho incontrato tantissimi amministratori in lungo e in largo della penisola sfiduciati e amareggiati per la poca considerazione riservata ai borghi e ai territori agricoli. Ho incontrato politici di tutti i partiti che di fronte a proposte concrete di rivitalizzazione dei piccoli borghi hanno reagito con “…interessante….” e poi nulla più e sopratutto nessuna decisione concreta. La legge Realacci, sui piccoli borghi, presentata nel 2001 e approvata solo nel 2017 (un iter vergognoso che segna il profondo disinteresse da parte della politica nei confronti dell’argomento), continua ad essere disattesa e per nulla finanziata.
Insomma il borgo va di moda ma, come spesso accade in Italia, diventa solo un dibattito giornalistico e nulla più.
I sindaci e le associazioni che si occupano di borghi, di piccoli comuni devono reagire e far sentire forte la propria voce nelle varie stanze della politica e creare le condizione affinchè l’agenda sui borghi non venga chiusa ancora una volta, passata la emergenza coronavirus.
Se crediamo veramente ad una nuova stagione culturale, economica, sociale, comunitaria che vede il borgo al centro di un profondo cambiamento, allora che la battaglia sia costante e senza esclusione di colpi. Altrimenti fra qualche mese non si parlerà più di piccoli comuni e di inversione di tendenza.
Non si fanno le rivoluzioni con il cappello in mano ma con il cappello in testa e la testa dritta per l’orgoglio di rappresentare territori ricchi di storia, di qualità della vita, di cultura, di futuro. Questo vale per gli amministratori e per i cittadini tutti

You may also like

Leggi di più